Secondo una ricerca effettuata l'anno scorso dalla Cgia di Mestre, nei prossimi 10 anni verranno a mancare circa 400.000 posti di lavoro tra i soli artigiani, quelli intesi nel senso più stretto della definizione, figure altamente specializzate quali i "mestieri" di una volta.: ciabattino, falegname, sarto, riparatore orafo, pellettiere, muratore, rilegatore, carpentiere, tappezziere, riparatore radio-tv, elettricista, elettromeccanico e tanti altri ancora anche in funzione del territorio. Tanti lavori che garantirebbero comunque entrate più che dignitose, richiesti sul mercato e che comunque in molti non vogliono fare. Lavori manuali, che richiedono comunque spesso anche una cultura non indifferente. Lavori con cui si potrebbe vivere bene e guadagnare bene. Penso che comunque la disaffezione è dovuta anche ad una mancanza strutturale di quei pochi Istituti professionali che ci sono ancora, e dove si fa forse più teoria che pratica. Mi chiedo, se in attesa di un probabile e tanto aspirato rinnovamento della Scuola, la Regione, la Provincia, i Comuni, invece di dare contributi alle aziende come è successo in passato per fare dei contratti di apprendistato professionalizzante che si sono ridotti solo a progetti aleatori, con un adeguato investimento, mirato a qualcosa di una gratificazione massima ed onorevole, non potessero organizzare dei corsi di pratica vera fatta nei laboratori ed officine, sul campo vero, personalizzati e finalizzati alla vera specializzazione.
Corsi fatti da artigiani veri che potessero trasmettere la loro esperienza e la loro vocazione a giovani veramente interessati e selezionati dopo un'attenta analisi motivazionale. Si potrebbero scegliere quei mestieri che gli Enti preposti non avrebbero difficoltà ad indicare e di cui il nostro territorio ha maggiormente bisogno. Facendo una semplice proporzione su 400.000 che costituisce il numero del fabbisogno nazionale, la sola Basilicata con i suoi, in cifra tonda circa 500.000 abitanti su 65.000.000 di Italiani, avrebbe bisogno di circa 3.000 figure per il proprio fabbisogno, e che se "Formati" veramente potrebbero rappresentare l'esempio Nazionale da imitare e per tanti di loro evidentemente si aprirebbero anche le porte per altre Regioni dove la vocazione artigianale è scarsa. Un vero corso di 6/9 mesi indirizzato in particolar modo a ragazzi che finiscono le Superiori ad indirizzo professionale, ma anche a quei tanti giovani che crederebbero nel progetto e nella possibilità di nuove frontiere nel mondo del lavoro, potrebbe creare sì delle figure altamente professionalizzate, che rappresenterebbero il fiore all'occhiello di una intera Regione.
Foto d'epoca
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